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5 Maggio 1998
Era prevedibile la tragedia
di Sarno, di Quindici, di Siano,
di Bracigliano, di San Nicola la Strada?
Un fax della Regione Campania arrivò ai comuni interessati dopo 10 (dieci) ore che il fango aveva devastato i paesi, distrutto le case e
ASSASSINATO GLI ABITANTI
Il testo del fax
"Segnalasi che la conformazione orografica e le caratteristiche geoambientali del vostro territorio comunale in concomitanza di particolari eventi piovosi in corso in queste ore, possono determinare situazioni non prevedibili di instabilità con conseguenti eventi franosi catastrofici. Tanto si comunica ai fini dell'attivazione di ogni misura necessaria atta a garantire la salvaguardia della pubblica e privata incolumità"
firmato assessore Angelo Grillo
Ad un
mese dalla tragedia che ha colpito Sarno, girando per le strade silenziose con
negli occhi immagini irreali e lacrime trattenute, viene voglia di gridare.
Gridare per quelli che sono stati colpiti dal fango, gridare per quelli che
hanno perso i cari e non hanno la forza di far sentire la loro voce, gridare
per tutti quelli che non hanno voglia di ricominciare. La rabbia è tanta anche
per chi non ha perso nessuno ma ha sentito le parole che non dovevano essere
pronunciate.
All'indomani della tragedia in tanti
hanno cominciato a parlare di “tragedia annunciata”, c'è stata la
gara fra coloro che dicevano “io lo sapevo”. Ma loro, quelli che
sono stati sepolti dal fango, sapevano del pericolo che incombeva sulle loro
vite? Se a distanza di un mese ancora non sanno dirci cosa è accaduto
esattamente, come pretendono di affermare che prima che questo si verificasse
“loro” sapevano già tutto? E poi questa presunta conoscenza può in
qualche modo sminuire il dramma della morte di tanti innocenti?
Altri hanno pensato di attingere al
sempre efficace argomento della camorra. Nessuno nega la presenza della camorra
nelle nostre zone me questo non ha niente a che vedere con l'assegnazione di
fondi che sono regolarmente stanziati in casi simili. Se nell'arco di tre anni
e mezzo per l'alluvione in Piemonte il nostro paese ha giustamente speso 11.000
miliardi, perché sembra quasi che sia i morti che i vivi campani debbano
esibire il certificato antimafia per poter reclamare il rispetto dei loro
diritti? Io non contesto gli stanziamenti fatti al Piemonte perché un paese che
voglia dirsi civile non può esimersi dal sostenere popolazioni tanto duramente
colpite. Ma questo non vale anche per noi? Siamo cittadini dello stesso paese o
siamo ancora condannati ad appartenere all'altra Italia, quella del favore e
non del diritto?
Gli sperperi e le ruberie del terremoto
possono spingere le autorità ad un controllo maggiore, non possono certamente
avere come conseguenza un trattamento ineguale rispetto a quello riservato ad
altre zone della nostra nazione.
Un altro tema forte è stato quello
dell'indifferenza degli italiani nei confronti delle tragedie ricorrenti. Anche
questo è un falso alibi utilizzato da coloro che non hanno ritenuto opportuno
dedicare spazio all'argomento. Anche persone che si sono impegnate in tante
battaglie civili (vedi ad esempio il Dottor. Costanzo) in questo caso hanno
taciuto o hanno trattato superficialmente questa vicenda.
Ultimo, ma non per questo meno
importante, è un sentito ringraziamento per coloro i quali hanno manifestato
con gesti concreti, sottoscrizioni, cartoline, dichiarazioni, volontariato, la
loro solidarietà per questa gente. È questa l'Italia che mi piace guardare e
che mi da la forza di andare avanti. Forse noi, tutti insieme, possiamo
farcela.
Marinella
Fumo, 12 giugno 1998
In un angolo di
mondo devastato dalla guerra, gli italiani hanno portato un po’ di
normalità. Nel campo della Missione Arcobaleno in terra di Albania, tra le
tende pulite, le mense ad orario regolare e l’assistenza medica, migliaia
di uomini, donne e bambini del Kosovo hanno ritrovato una parvenza di vita. A
capo della Missione, inquadrato spesso in questi giorni dalle televisioni,
indosso una giacca a vento, informale, efficiente e gentile come sempre, c’è
il Sottosegretario alla Protezione Civile Barberi. E ogni volta che lo vedo -
chiedo scusa per quel che sto per dire - penso a Sarno. Assurdo paragonare la
immensa tragedia del Kosovo con qualunque altra; ma non è un paragone quello
che si stabilisce nella mia mente: guardo a Barberi, a quelle file di tende
ordinate, e vengo riportata indietro a quello stesso Barberi, così meno sereno,
e a un campo di tende mai nato, a una specie di ordine mai stabilito, nei
giorni di una tragedia molto più piccola, infinitamente meno importante per il
resto del mondo. E tuttavia ogni tragedia è assoluta e definitoria per chi la
vive.
Senza voler far paragoni, dunque, senza entrare nel reame delle
misurazioni impossibili, Barberi e la Missione Arcobaleno, hanno ravvivato in
me l’inquietudine di cui non mi sono mai liberata rispetto a Sarno. E che
ha a che fare ormai con una sola domanda senza risposta: perchè? Se
l’Italia infatti può dispiegare tale organizzazione, tale forza, tali
capacità, in uno dei momenti più alti di crisi dell’Occidente, in una
terra così tormentata come il Kosovo, perchè allora questa sua forza e capacità
non le abbiamo visto al lavoro nè nei giorni della frana, nè nei mesi
successivi, a Sarno?
Una risposta a questa domanda credo di averla cercata con un certo
impegno. Credo di aver fatto tutto quello che un cittadino e un giornalista può
fare; moltissimi altri hanno fatto lo stesso, con impegno anche maggiore del
mio. Nell’insieme, non sono stati sforzi inutili: se non altro sono
serviti a tenere sveglia intorno a Sarno un’opinione pubblica distratta
da troppe cose. Ma niente può oggi - a un anno esatto dalla disgrazia -
impedire di tirare il bilancio usuale di questa nostra Italia del dissesto
ambientale e politico: nulla è stato fatto in un anno per la ricostruzione.
L’iter di tutti gli sforzi si è arenato nel percorso italico di leggi
confuse, burocrazie paralizzanti, e politici scaricabarile. L’esempio più
semplice di questo stato di cose è la mancata emanazione del Decreto Legge sulla
Ricostruzione. Un anno è un periodo di tempo inaccettabile persino per la
nostra storia (in Versilia bastarano 5 mesi; per il terremoto dell’Umbria
meno di 5 mesi). Il ritardo per Sarno si è presentato in verità fin dalla
erogazione dei fondi di aiuto individuale, approvati immediatamente, con
provvedimento di emergenza, i trenta milioni per famiglia che avrebbero dovuto
essere già versati in settembre del ’98, hanno cominciato ad essere
pagati, e solo parzialmente, da febbraio di questo anno.
A guardare oggi, con il senno di poi, l’anno appena trascorso,
viene da dire che era del tutto assurdo aspettarsi che questa volta la reazione
dello stato alla tragedia sarebbe stata diversa. L’unica diversità
rispetto al passato era in fondo l’elezione nel 1996 di una classe politica,
quella della sinistra, che finora non aveva governato; ma evidentemente, almeno
su Sarno, a questa stessa classe dirigente non è interessato provare la propria
discontinuità rispetto al passato. Ovviamente, i nostri sono bilanci di
giornalisti. I veri giudizi in democrazia si danno con il voto, ed è molto
interessante che questo anniversario della frana anticipi di poco una nuova
tornata elettorale, locale ed europea, con liste in cui chiederanno il voto
agli elettori molti di quegli stessi uomini che hanno avuto ampiamente
responsabilità prima con l’emergenza Sarno, e poi con la gestione di
questa mancata ricostruzione. Agli elettori trovare questi nomi. Noi, come
osservatori, osserveremo il risultato di queste elezioni come un test che, proprio
per la sua immensa piccolezza, sarà estremamente rivelatore di cose a venire.
Lucia Annunziata, 5 maggio 1999 "da Il Mattino del 5 maggio 1999"
W I BORBONI


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Nell'illegalità
diffusa e regolarmente impunita dilaga il cemento: la montagna si è vendicata di Borbone |
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SARNO (SA) Camorra, abusi, prepotenze, scempio edilizio, insipienza amministrativa, lungaggini burocratiche, assenza dello Stato, magistratura lumaca e impotente, avvocati e tecnici accomodanti. A Sarno il fango ha scoperchiato la pentola di un paese malato. E finalmente qualcuno si è deciso a parlare, a denunciare. Ma forse è troppo tardi ormai per rimediare ai guasti prodotti da due diabolici soci e alleati nel disastro: malavita & malamministrazione. Così, mentre la montagna ferita continua a terrorizzare solo la gente semplice e indifesa, i potenti di sempre continuano indisturbati il loro lavoro di rapina del territorio. E gli esempi, inquietanti, sono lì, sotto gli occhi di tutti. Stavolta chissà se davvero qualcuno avrà la voglia, la forza e soprattutto il coraggio di intervenire. In pieno centro cittadino, in via Mariano Orza, uno dei "signori" di Sarno, ha potuto costruire un palazzotto a tre piani appropriandosi "legalmente" e furbescamente di parte del suolo pubblico. Il cemento ha invaso il largo marciapiede comunale e ha deturpato irrimediabilmente l'intera strada. Tutti hanno visto, tanti hanno mugugnato, qualcuno si è anche rivolto alla magistratura ma alla fine nessuno è stato capace di fermare questo scempio. L'uomo che ci accompagna in giro per Sarno (e che mi chiede di rimanere nell'anonimato per paura di ritorsioni) non ha dubbi al riguardo: «Quella casa appartiene alla moglie di Mario Buonaiuto, detto 'O Malaccietto; per costruire così ha fatto valere un diritto di usucapione. Ma si è trattato solo di un espediente tecnico-legale per coprire un evidente abuso; nei fatti si è trattato di una prepotenza ai danni dell'intera città. In comune tutti sapevano; non mi spiego perché nessuno sia intervenuto». Su quel palazzaccio potrebbe essere l'attuale sindaco di Sarno a fornire spiegazioni: «Sì, è proprio così - ci conferma un sarnese bene informato - L'ingegner Gerardo Basile è stato direttore dei lavori prima che venisse eletto sindaco. Lui evidentemente sa bene come stanno le cose, anche perché all'epoca ricevette un avviso di garanzia... In ogni caso bisognerebbe indagare davvero a fondo sulla vicenda per smascherare eventuali collusioni con l'Ufficio tecnico comunale». Sta di fatto che quel palazzo, così com'è stato costruito, è un vero insulto al buon senso e al buon gusto. E non c'è bisogno di essere architetti e ingegneri per capire che così proprio non andava costruito. «Vedi, la cosa grave è che se si ha la sfrontataggine di fare quel che si vuole in pieno centro cittadino, allora è facile immaginare cosa siano stati capaci di fare certi "signori" dentro e sotto la montagna. Lungo il vallone Santa Lucia, ad esempio, non solo hanno costruito abusivamente la strada camionabile per raggiungere la cava e la discarica abusiva. Hanno addirittura violentato la toponomastica cittadina. Sono stati capaci di inventarsi persino la strada. Se cerchi sull'elenco telefonico, effettivamente trovi una "via Vallone Santa Lucia"; ma è una strada fantasma, inventata, una strada che non esiste sulla toponomastica e che naturalmente non poteva esserecostruita. Poi ti meravigli se la montagna si vendica e viene giù?». |
W Padania Libera !!!
Quando avverra' brinderemo
con acqua minerale della Padania